Mi guardai intorno, osservando i volti ansiosi dei nostri ospiti, le decorazioni accuratamente scelte e il caldo bagliore delle candele. Era la scena perfetta di un matrimonio romantico.
Tutto sembrava esattamente come doveva essere.

Eppure, non ero nervoso. Nemmeno un po’.
Non ricordo di essermi seduto.
Un attimo prima ero in piedi accanto alla finestra del mio appartamento, fissando lo skyline della città. L’attimo dopo ero sul divano, la testa tra le mani, cercando di respirare.
Elena sedeva di fronte a me, in silenzio, in attesa. Le sue parole riecheggiavano ancora nella mia testa. Ancora e ancora, come una canzone che non riuscivo a spegnere.
**»L’ho vista, Max. Con lui. Non lo stavo cercando, te lo giuro! Ma li ho visti.»**
**»E ne sei sicura? Elena, ho bisogno che tu sia sicura.»** La mia voce suonava sottile e estranea.
**»Max, non sarei qui se non fossi sicura.»**
La stanza sembrava troppo piccola. Il mio appartamento, un tempo pieno di regali di nozze, piani per i posti a sedere ed eccitazione, ora sembrava una cella di prigione. Volevo scappare, sfuggire a quella conversazione.
Come aveva potuto tradirmi Sofia?
**»Dimmi tutto,»** dissi.
Elena esitò per un momento. Poi si raddrizzò, incontrando il mio sguardo con un’espressione di compassione.
**»Ero in quella nuova caffetteria che va di moda perché è vegana. Stavo prendendo un caffè quando ho visto Sofia seduta a un tavolino d’angolo.»**
Si fermò.
**»Non era sola, Max.»**
**»Chi era?»** chiesi.
**»Non so il suo nome, ma il suo volto mi sembrava familiare. Potrebbe essere un suo amico. Sono sicura di averlo già visto. Ma so come la guardava, Max. E so come lei lo guardava a sua volta.»**
**»Non significa molto, Elena,»** dissi.
**»Sofia gli ha accarezzato il viso, gli ha sussurrato qualcosa e poi… è stata lei a sporgersi per prima, Max. Poi si sono baciati.»**
Per un breve, patetico secondo, mi convinsi quasi che fosse un equivoco. Un errore. Ma Sofia non era una persona distratta. Era calcolatrice.
Non avrebbe mai lasciato che un uomo la baciasse in pubblico a meno che non fosse sicura di non essere scoperta. A meno che non credesse di avere tutto il potere e che nessuno che ci conoscesse avrebbe potuto sorprenderla.
**»Max, so che fa male,»** disse Elena. **»Ma ho scattato una foto. Sapevo che avresti avuto bisogno di una prova.»**
**»Fammi vedere,»** dissi, sentendo il cuore spezzarsi mentre guardavo lo schermo del telefono di Elena.
Sbatté le palpebre, fissandomi le mani. Sembravano diverse. Distaccate da me.
**»Mi ha detto che mi amava,»** mormorai. **»Il nostro matrimonio è tra 72 ore, Elena. Cosa dovrei fare ora? Annullare tutto?»**
**»Neanche per sogno!»** esclamò Elena. **»Insegnale una lezione!»**
Alzai la testa e, per la prima volta dall’inizio della conversazione, incontrai lo sguardo di mia sorella con una rabbia limpida e incrollabile.
**»Non la passerà liscia.»**
Elena non sembrò sorpresa.
**»Cosa hai intenzione di fare?»** chiese.
Qualcosa di freddo si posò nel mio petto. Mi alzai e mi avvicinai alla finestra. Una chiarezza profonda, letale. Aggiustai la cravatta come se avessi già preso la mia decisione.
**»Le lascerò avere il suo grande giorno,»** dissi. **»Ma non nel modo in cui lo aveva pianificato.»**
Un lento sorriso si allargò sulle labbra di Elena.
**»Dimmi di cosa hai bisogno, fratello,»** disse. **»Farò tutto ciò che serve.»**
### Il Presente
La musica si fece più forte, annunciando l’ingresso della prima damigella d’onore.
Mentre avanzavano una dopo l’altra, un brivido di inquietudine attraversò la folla. La sala, prima animata da conversazioni sottovoce, cambiò atmosfera.
Le damigelle erano vestite di nero, come in lutto. Alcune avevano avuto bisogno di convincersi, ma dopo aver visto le prove che Elena ed io avevamo fornito, nessuna di loro voleva stare dietro a una bugiarda.
Non indossavano l’azzurro delicato che Sofia aveva scelto. Né le tonalità pastello accuratamente abbinate agli inviti e ai centrotavola floreali.
No.
Erano in nero.
Uno dopo l’altro avanzarono, i loro volti inespressivi. I vestiti scuri contrastavano nettamente con i delicati petali bianchi sparsi lungo la navata.
Poi iniziarono i bisbigli.
Sia la mia famiglia che quella di Sofia erano tradizionali, quindi vedere le damigelle in nero era un problema enorme. Alcuni invitati si scambiarono occhiate confuse.
**»È così di cattivo auspicio, Max!»** Immaginavo già le urla di mia madre.
**»Oh, è un brutto presagio,»** avrebbe detto mia nonna.
Mantenni lo sguardo fermo mentre mia sorella, Elena, raggiungeva il suo posto in prima fila. Mi guardò e, così sottilmente che nessuno avrebbe notato, mi fece l’occhiolino.
Espirai lentamente.
Sì.
Tutto era esattamente come avevo pianificato.
Poi, le porte in fondo alla sala si aprirono.
Sofia avanzò, raggiante. Lo ammetto, era splendida. Una visione in bianco.
Fece un passo nella stanza, poi si bloccò.
Per un momento non capì. Il sorriso le rimase sulle labbra mentre scrutava la folla, aspettandosi gioia, eccitazione e calore.
Invece, vide gli abiti neri.
E la sua espressione cambiò.
I suoi occhi guizzarono da una damigella all’altra, prendendo atto delle silhouette scure, dell’energia funerea, dei bisbigli tra gli ospiti.
Il colore le scomparve dal viso.
Le sue labbra si schiusero leggermente, come per formulare una domanda, ma non uscì alcuna parola. Strinse il bouquet tra le dita. Sapeva che qualcosa non andava.
Quando raggiunse l’altare, mi prese le mani.
Le sue dita erano fredde.
**»Cosa sta succedendo, Max? Perché hanno cambiato i vestiti? Hanno rovinato tutta l’estetica!»**
Le sorrisi. Ma senza calore.
**»Aspetta. Vuoi dire che non lo sai?»**
Un silenzio cadde sulla sala.
Sofia sgranò gli occhi.
Mi voltai appena, indicando la fila di donne vestite a lutto.
**»Questo non è un matrimonio, Sofia,»** dissi, la voce calma.
Troppo calma.
**»È un funerale.»**
Un brusio attraversò la folla. Mia madre sembrò sul punto di svenire.
Sofia strinse le mie mani con forza disperata.
**»Di che diavolo stai parlando?»** ansimò.
Mi limitai a ridere piano.
**»Siamo qui per seppellire ciò che restava del nostro amore. O, più precisamente, ciò che tu hai ucciso.»**







