**Ruolo dell’espansione sistematica del cuoio capelluto prima della cranioplastica nei pazienti con difetti da craniectomia**

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La gestione del cuoio capelluto rappresenta una sfida in tutti i tipi di cranioplastica, in particolare dopo una decompressione cranica o nei casi di riassorbimento di un lembo osseo riposizionato. In queste situazioni, la riduzione del volume cerebrale è costantemente associata a una tensione della copertura cutanea.

### Materiali e metodi

È stata effettuata un’analisi retrospettiva di 36 cranioplastiche. Tutti i pazienti presentavano una decompressione cranica o una craniectomia estesa. In tutti i casi, la cranioplastica è stata preceduta da una fase preliminare di espansione del cuoio capelluto.

### Risultati

Due pazienti hanno presentato esposizione dell’espansore. Uno di essi è stato sottoposto a un nuovo intervento per riposizionare l’impianto. Le complicanze nella fase di cranioplastica sono state: un caso di ematoma extradural, cinque casi di gonfiore dovuto a liquorrea, quattro casi di edema frontale temporaneo e un caso di rigonfiamento temporale dovuto all’impianto.
La decompressione cranica e altre procedure di craniectomia causano spesso una tensione del cuoio capelluto, rendendo la cranioplastica problematica. L’espansione sistematica preliminare del cuoio capelluto eseguita in tutti i pazienti ha determinato un eccesso cutaneo utile, che ha consentito una chiusura senza tensione, evitando che la sutura cutanea coincidesse con il margine dell’impianto.

### Conclusioni

L’espansione preliminare sistematica del cuoio capelluto consente di ridurre al minimo le complicanze della cranioplastica nei pazienti con craniectomia, di anticipare eventuali complicanze necrotiche nella fase di espansione piuttosto che in quella di cranioplastica, e quindi di evitare la perdita dell’impianto.

### Introduzione

La cranioplastica è sempre stata un ambito di confronto tra chirurghi plastici e neurochirurghi, poiché interessa un’area chirurgica e anatomica situata tra i tessuti superficiali e il parenchima cerebrale sottostante. Pertanto, risultati ottimali possono essere ottenuti solo attraverso un approccio multidisciplinare, in cui le diverse fasi e i passaggi chirurgici sono condotti in stretta collaborazione tra i due specialisti.

Il trattamento del cuoio capelluto è problematico in tutti i tipi di cranioplastica, ma rappresenta una criticità maggiore in situazioni specifiche, come gli esiti della decompressione cranica o il riassorbimento di un lembo osseo riposizionato. In questi casi, i pazienti presentano inevitabilmente difetti cranici per un lungo periodo, con conseguente tensione del cuoio capelluto dovuta alla ridotta superficie da coprire. Il ripristino della continuità ossea, e quindi di una superficie maggiore, determina una carenza di tessuto cutaneo, con un elevato rischio di esposizione e infezione dell’impianto di cranioplastica e conseguente fallimento chirurgico.

Sulla base di queste osservazioni, è stata testata un’espansione preliminare sistematica del cuoio capelluto in tutti i casi di cranioplastica successivi a decompressione cranica o ampia rimozione ossea, al fine di ottenere una copertura cutanea più ampia e sicura.

In questo articolo viene presentata una revisione retrospettiva della nostra casistica di cranioplastiche in pazienti con difetti cranici dovuti a craniectomia e successivo fallimento del riposizionamento osseo. Viene inoltre analizzata la tecnica delle due fasi chirurgiche, evidenziando le precauzioni necessarie per evitare le complicanze più frequenti di questo tipo di intervento.

### Materiali e metodi

È stata condotta un’analisi retrospettiva di 36 pazienti consecutivi operati tra gennaio 2009 e dicembre 2014. Tutti i pazienti inclusi nello studio avevano subito una craniectomia eseguita da neurochirurghi. Diciannove pazienti erano stati sottoposti a decompressione per eventi vascolari o traumi, mentre 17 avevano subito una craniectomia per asportazione tumorale. Una volta stabilizzata la situazione neurologica, il lembo osseo veniva riposizionato. In tutti i casi di questa serie, il lembo osseo ha subito riassorbimento.

### Risultati

Tra gennaio 2009 e dicembre 2014, 36 pazienti sono stati operati per la correzione di difetti cranici dopo craniectomia. Tutti i pazienti, tranne uno, sono stati sottoposti a una procedura chirurgica in due tempi: una prima fase per l’inserimento dell’espansore e una seconda fase per la sua rimozione e la cranioplastica.
Un paziente ha richiesto ulteriori interventi chirurgici a causa di un’esposizione precoce dell’espansore, che ha reso necessaria la sua rimozione e il successivo reinserimento.

### Discussione

L’integrità della volta cranica è estremamente importante sotto diversi aspetti. Dal punto di vista estetico, piccoli difetti nelle aree con capelli possono essere facilmente nascosti, mentre difetti ossei ampi derivanti da craniectomie, in particolare da decompressioni craniche, possono causare gravi alterazioni estetiche, talvolta con un aspetto deformante.
Un altro aspetto fondamentale è la protezione del cervello, che risulta compromessa nei pazienti con difetti cranici.

### Conclusione

L’espansione preliminare sistematica del cuoio capelluto consente di ottenere una copertura eccellente e di ridurre le complicanze della cranioplastica nei pazienti con craniectomia o decompressione cranica.
D’altra parte, considerato l’elevato tasso di complicanze legate al reinserimento del lembo osseo, è opportuno valutare la possibilità di evitarlo sistematicamente e procedere direttamente alla cranioplastica nei pazienti con complicanze, tenendo conto degli aspetti chirurgici, organizzativi, economici ed etici.

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